Espansione culturale ed artistica

L'olio d'oliva, sotto forma di olio aromatico e di olio per ungere, era il prodotto principale per la cura del corpo, e perciò molto apprezzato.

Il culto dei morti e degli dei era inimmaginabile senza olio d'oliva, dato che esso costituiva ùn elemento fisso delle cerimonie religiose. L'olio d'oliva era il principale prodotto d'esportazione di Creta.
Si conoscono documenti di Ramsete III (papiro Harris I) nei quali egli offriva al dio del sole, Ra, destinato alle lampade del suo palazzo (Tempio), olio di prima categoria, estratto dagli oliveti di Heliopolis. Numerose lampade, soprattutto in alabastro, rinvenute nelle tombe dei faraoni, dimostrano l'uso dell'olio d'oliva nei templi egiziani. Il culto egiziano dei morti comprendeva, oltre all'unzione degli stessi con olio d'oliva, un ornamento con collane, nelle quali c'erano ramoscelli d'olivo (oggi nel Museo Egizio del Cairo).
Onorifici erano anche i premi dei vincitori dei Giochi Panatenaici, che si svolgevano ad Atene in onore della dea protettrice della città e dell'olivo, Atena, in occasione del suo anniversario. Questa scena è rappresentata in ogni dettaglio nel fregio del Partenone (British Museum, Londra). I vincitori dei Giochi ricevevano come premio, olio d'oliva estratto dalle olive di un oliveto consacrato alla dea Atena.
Costituivano motivi molto ricorrenti nella pittura vascolare e nella scultura greca. Anche nel culto greco dei morti si rinvengono analoghe rappresentazioni. L'olio d'oliva era un elemento invariabile nel culto dei morti dei greci, ed accompagnava il defunto nel suo cammino verso l'altro mondo in vasi preziosi chiamati /ekyithoi. Su questi si era soliti rappresentare scene della vita del defunto, così come rituali del culto accanto alla sua tomba. Nel Museo Nazionale di Taranto, tra gli oggetti d'oro esposti, si conserva una corona d'olivo con foglie d'oro. Si tratta del corredo funebre di una nobile dama del secolo IV a.C.
Grazie all'uso di sepellire i morti dei greci e dei romani, si è conservato abbondante vasellame, che rispecchia il culto incredibile al quale già allora si dedicavano le dame aristocratiche: il culto della cura del corpo e della bellezza, manifestato dal consumo di oli aromatici e di oleos. Si giunse ad affermare che esisteva un olio aromatico per ciascuna parte del corpo di una dama.
In affreschi come quelli di Ercolano (Museo Nazionale di Napoli) -prima del 79 odella casa dei Vetti di Pompei (prima del 79 d.C.), si raffigura la produzione di profumi. Dalla pressa al riscaldamento, aromatizzazione, vendita, alla prova nel negozio, appare tutto.
Alla bizantina, la scena appare anche in un affresco della chiesa della grotta di S. Vito Vecchio, nel Museo Pomarici Santomasi di Gravina -Puglia- dell'anno 1.200 circa.
L'uso delle olive come decorazione è documentato in alcuni recipienti appartenenti ad un sontuoso vasellame rinvenuto negli scavi della casa di Menandro, a Pompei, e rimasto sepolto con l'eruzione del Vesuvio, il 24 agosto del 79 d.C.. I 118 pezzi che costituiscono l'insieme si trovano nel Louvre e nel Museo Nazionale di Napoli.
Sicuramente la prima descrizione di una lampada ad olio, il candelabro a sette bracci o Menorah, si trova nell'Esodo (25,31-40). Dio incaricò Mosè di fabbricarlo per il Tempio, seguendo le sue esatte istruzioni, e di utilizzare per accenderlo l'olio di oliva più puro. Nel 70 d.C. il candelabro fu portato a Roma da Tito. La scena è raffigurata nell'Arco di Tito del Foro Romano. È inoltre riprodotto nei mosaici di numerose sinagoghe ebree, come quella di Tiberiades-Hammat, vicino al lago di Genezareth, del IV secolo e in quella di Bet Alfa, nella valle del Giordano, del VI secolo.
Di valore non minore era la lampada permanente accesa dinanzi alla statua di Atena nell' Acropoli di Atene. Secondo Pausania, era stata fabbricata in oro dallo scultore Callimaco alla fine del V secolo a.C. Una volta all'anno veniva riempita di olio d'oliva. Per qualche tempo coesistettero nella religione ebrea due tipi di lampada: quella Chanukka a otto fiamme per otto giorni, e quella del Sabbat, pure ad otto fiamme, che si accendeva alla vigilia del Sabbat (Collezione Schweinfurt, fine del XVIII secolo).
Nell'epoca paleocristiana, si utilizzavano frequentemente nelle chiese candelabri ad olio in oro o argento a forma di piatto, riccamente decorati, che si appendevano a delle catene. Fino all'invenzione della lampada a gas nel XIX secolo, le lampade ad olio vennero utilizzate in tutta Europa. nel quale si raffigura un oliveto, vicino ad Arco. a nord del lago di Garda (Museo del Louvre, 1505-1507).
Degli alberi del Paradiso, il fico è considerato l'albero della verità, ma l'albero della vita è l'olivo.

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