Origine e diffusione della coltivazione

L'origine della coltivazione si perde nei tempi, e la sua diffusione coincide con lo sviluppo delle popolazioni stanziate nel bacino del Mediterraneo.

L'olivo coltivato, Olea eurnpaea L., proviene probabilmente dalla varietà selvatica Olea chrysophylla Laxx.
Entrambe le specie, quella selvatica e quella coltivata, presentano a loro volta molte varietà.
L'olivo è una pianta del Mediterraneo orientale. A Ebla, nel nord della Siria, le tavolette datate nella metà del III millennio fanno menzione di un'elevata produzione d'olio. L'olivo appare anche in Anatolia, principalmente nella pianura della Cilicia, secondo dati dei testi ittiti, e in Egitto, dove venne importato dall'Asia. Nel Regno Antico, gli oliveti della valle del Nilo provenivano sicuramente dalla Siria. In Egitto, durante il Regno Nuovo, gli oliveti dovevano essere relativamente estesi, come si rileva da un'iscrizione del tempio del dio Ra, a Heliopoli, dei tempi di Ramsete III(1197-1165 a.C.), che indica che gli oliveti della città fornivano olio, della migliore qualità di tutto l'Egitto, per alimentare le lampade nel palazzo sacro.
Nell'Antico Testamento si conferma l'uso dell'olio per alimentare le lampade del Tabernacolo. Gli oliveti vengono citati molto spesso nei libri dell'Antico Testamento, come il Deuteronomio, e dai profeti Geremia, Osea e Gioele, dal momento che l'olio era molto necessario per la salute, come affermano i libri dei Re, le Cronache, l'Ecclesiastico e il profeta Ezechiele.
Le incisioni paleobotaniche di Cnosso (Creta), datate agli inizi del secolo XV a.C., permettono di supporre, a giudicare dalla forma della coppa senza anse dove sono scritte, il riferimento a un olivo selvatico o ad una forma primitiva di olivo coltivato. Le olive di Cnosso, a quanto pare, venivano destinate all'elaborazione di profumi più che all'alimentazione. I micenei erano specialmente interessati, agli olivi coltivati e agli oleastri. Nella prima metà del secolo I a.C. l'olivo si estese anche in Assiria, come indicano i ritrovamenti di Nimrud-Kalkhu e la menzione dell'olivo in lessici assiri dell'epoca.
Nella Mesopotamia meridionale, l'olivo non veniva coltivato. Era impiegato esclusivamente olio di sesamo. L'importanza delle piantagioni di olivi a Cartagine si deduce dall'interesse che l'agronomo cartaginese Magone, che visse prima della distruzione di Cartagine (146 a.C.), concedeva alla coltivazione dell'olivo; le sue indicazioni furono poi impiegate da Columella e da Plinio. La coltivazione dell'olivo non era conosciuta in Africa, Spagna e Italia all'epoca del re di Roma Tarquinio Prisco, secondo la testimonianza di Fenestella, che afferma inoltre che ai tempi di Augusto gli olivi raggiunsero il nord delle Alpi, la Gallia (Francia) e l'interno della Spagna.

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